Milano, 1 aprile 2026 – In un contesto di volatilità della domanda, pressione sui prezzi e tensioni geopolitiche, le aziende del settore Energy & Natural Resources confermano la transizione energetica come priorità, ma ne rallentano tempi e modalità, spostando l’obiettivo al 2070 o oltre. L’Europa è la regione più attiva negli investimenti mentre, parallelamente, sono in crescita altre geografie in termini di attrattività di capitali e degli stessi investimenti europei (cioè Asia e Medio Oriente, anche se per quest’ultimo sarà necessario osservare gli sviluppi alla luce delle recenti tensioni).
È quanto emerge dal 2026 Energy & Natural Resources Survey di Bain & Company, che raccoglie le opinioni di oltre 800 dirigenti globali – di cui 340 europei - nei settori oil & gas, utilities, chimica, mining e agribusiness, a conferma di un messaggio in continuità con gli ultimi anni: la transizione energetica continuerà a essere guidata principalmente da logiche economiche, lasciando indietro visioni più propriamente idealistiche o di impegno sociale.
“Il capitale si concentra su progetti con ritorni chiari e credibili”, afferma Alessandro Cadei, Senior Partner e Responsabile EMEA Energy & Utilities di Bain & Company. “Gli investimenti nei combustibili fossili restano rilevanti. Al tempo stesso, cresce la fiducia in AI, tecnologie digitali, accumulo energetico, materiali per la transizione e nucleare avanzato, mentre restano incertezze su idrogeno low-carbon, carburanti sintetici e Direct Air Capture”.
Rallentamento complessivo degli investimenti sulla transizione energetica. Europa più ottimista
Riduzione delle emissioni, competitività e accesso a energia pulita e affidabile restano priorità condivise, ma le strategie divergono e creano discontinuità sul piano delle pratiche. Le aziende che hanno già investito una quota rilevante di capitali nella transizione tendono a mantenere gli impegni presi, spesso grazie a modelli di business che hanno consentito di sviluppare vantaggi competitivi importanti; al contrario, quelle meno esposte, stanno ulteriormente riducendo i propri investimenti.
A livello globale, cresce la quota di operatori che investono poco (dal 30% nel 2025 al 39% nel 2026), mentre diminuisce leggermente quella degli operatori con investimenti elevati (dal 41% al 39%). Questo segnala una transizione energetica “rallentata” e decisamente più prudente rispetto a quanto previsto qualche anno fa. L’Europa resta la regione più ottimista, con oltre il 50% delle aziende che destina più del 20% del capitale alla transizione, contro circa il 25% delle aziende Nord Americane e di molte altre aree geografiche.
In questo contesto, l’Italia nei prossimi anni affronterà, forse più di altri Paesi, alcune sfide rilevanti, quali ad esempio la sicurezza delle forniture e l’impatto del costo dell’energia sulla competitività industriale. Pur a fronte di un mix di fonti diversificato, persistono margini di incertezza su alcune opportunità chiave: nel breve termine (es. idroelettrico), nel lungo termine (es. nucleare) e lungo la filiera gas/LNG.
Medio Oriente e Asia diventano più attrattive in termini di investimenti
La forte instabilità geopolitica continua a ridefinire le priorità di investimento. Il Nord America resta nel complesso la destinazione più attrattiva, ma il suo vantaggio si è ridotto in modo significativo. La quota di dirigenti che lo considera prioritario per gli investimenti nella transizione si è contratta dal 68% al 46% su base annua, mentre Medio Oriente e alcune aree dell’Asia guadagnano terreno, sostenuti da condizioni più favorevoli e prospettive di crescita.
Lo scenario geopolitico attuale e la carenza di incentivi porta a un cambiamento nelle previsioni di raggiungimento del Net Zero: il 42% degli intervistati a livello globale prevede che tale traguardo possa essere raggiunto solo nel 2070, o persino oltre. Inoltre, cresce la quota di leader del settore oil & gas che prevede che la domanda di petrolio raggiungerà il suo picco nei prossimi anni: la metà dei dirigenti europei del comparto ritiene che la domanda possa raggiungere il picco prima del 2035, mentre il 41% di quelli nordamericani non si aspetta che ciò avvenga entro il 2050.
“I dati mostrano in modo chiaro il diverso approccio Europeo e Nord Americano alla transizione, il che chiaramente impatta le aspettative sulle aziende e, in ultima istanza, i valori di mercato”, prosegue Cadei. “La nostra ricetta per affrontare nel modo più sicuro un momento così complesso e allo stesso tempo cruciale, si fonda su 4 elementi chiave: modelli di mercato adatti al contesto contemporaneo, mix bilanciati tra le diverse fonti energetiche, centralità delle infrastrutture ed evoluzione dei modelli di consumo del cliente finale. Questo riflette la nostra visione dei sistemi energetici come infrastrutture strategiche”.
2026, la priorità è investire in flessibilità e affrontare costi e complessità
Quest’anno, le realtà del settore saranno chiamate a focalizzarsi su alcune priorità chiave: affrontare con realismo costi e complessità esecutive, comprendere in profondità le dinamiche di mercato e il contesto regolatorio e investire nella capacità di adattarsi a scenari incerti. “Le aziende leader saranno quelle in grado di progettare fin da ora strategie flessibili, facendo leva su partnership mirate e modelli operativi robusti”, conclude Cadei.
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