Milano, 28 aprile 2026 – I dipartimenti finanziari delle aziende continuano a operare con strumenti tradizionali come i fogli di calcolo. Nonostante l’aumento degli investimenti, l’esecuzione resta più lenta rispetto alle aspettative. Oggi, tuttavia, si osserva un cambio di passo, con l’AI che sta assumendo un ruolo sempre più centrale nell’agenda dei CFO. Anche i leader storicamente più prudenti – pur avendo sostenuto gli investimenti a livello aziendale – stanno accelerando l’adozione all’interno della funzione Finance in modo più deciso. Nei prossimi due anni, l’83% dei CFO prevede ulteriori incrementi del budget destinato all’AI superiori al 15%, con il 42% che si aspetta una crescita superiore al 30%.
È quanto emerge da un recente sondaggio condotto da Bain & Company su oltre 100 CFO (la metà dei quali di aziende di grandi dimensioni, con ricavi pari o superiori a 5 miliardi di USD), che evidenzia come più della metà di essi stia aumentando gli investimenti in AI di oltre il 15% già quest’anno. La quota più significativa di tale spesa destinata alla funzione Finance è allocata alla pianificazione finanziaria, analisi e reporting.
“I CFO stanno intensificando gli investimenti perché il divario tra chi ha scalato l’AI e chi è rimasto indietro sta diventando troppo ampio per essere ignorato”, spiega Emanuele Veratti, Senior Partner e Digital Practice Leader Italia di Bain & Company. “Tra i principali benefici identificati dai CFO emergono soprattutto velocità ed efficienza dei processi, rispetto alla riduzione dei costi o dell’organico”.
I dati dell’analisi mostrano chiaramente una correlazione tra la capacità di scalare l’AI e il ritorno sugli investimenti. Tra i CFO che stanno già implementando l’AI su larga scala – che si tratti di machine learning, GenAI o soluzioni agentiche – oltre il 40% si dichiara molto soddisfatto dei risultati, rispetto ad appena il 25% nelle aziende ancora ferme alla fase pilota. Considerando l’intero campione, però, solo il 31% dei CFO è soddisfatto dei risultati ottenuti dall’AI.
“La maggior parte delle organizzazioni”, prosegue Vittorio Bonori, Senior Expert Partner in Bain & Company, “è ancora ferma alla fase di sperimentazione. Solo il 15%-25% dei CFO è riuscito a estendere l’uso dell’IA in modo sistematico a tutte (o a molte) delle funzioni di finanza. La principale barriera non è tecnologica, ma organizzativa. Infatti, spesso, questi strumenti vengono affiancati ai processi tradizionali, generando duplicazioni e limitandone i benefici. L’AI viene introdotta, ma i processi non vengono ripensati. Per generare vero vantaggio, è necessario ripensare il modello end-to-end e farlo diventare parte strutturale del modo in cui la funzione opera e crea valore”.
Per trasformare gli investimenti in AI in un vantaggio competitivo strutturale, i CFO devono agire su più leve in parallelo: trattare la velocità come una metrica strategica, integrandola nei sistemi di performance; costruire un vero motore di scaling, superando la logica dei piloti e industrializzando le soluzioni; semplificare processi, ruoli decisionali e controlli prima di introdurre automazione avanzata; “aggiornare” il livello di ambizione, ancorarsi ad esperienze passate con tecnologie ormai superate.
“I CFO che riusciranno a muoversi su queste direttrici potranno trasformare la funzione Finance da centro di efficienza a motore di vantaggio competitivo”, concludono gli esperti. “Il divario competitivo si sta già delineando: la differenza non sarà tra chi utilizza l’AI e chi non lo fa, ma tra chi riesce a scalarla e chi, invece, resta indietro”.
***
Contatti per i media Bain & Company: