Press release

Private Equity, ripresa rimandata (ancora): tre nuovi shock frenano deal, exit e raccolta fondi nel primo semestre

Private Equity, ripresa rimandata (ancora): tre nuovi shock frenano deal, exit e raccolta fondi nel primo semestre

Secondo l’aggiornamento di metà anno del Global Private Equity Report 2026 di Bain & Company, il settore è in stallo. In questo contesto, l’intelligenza artificiale è al tempo stesso il principale fattore di incertezza e la più grande opportunità di creazione di valore.

  • giugno 10, 2026
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Private Equity, ripresa rimandata (ancora): tre nuovi shock frenano deal, exit e raccolta fondi nel primo semestre

Milano, 10 giugno 2026Il private equity non riesce ancora ad ingranare la marcia della ripresa. Come già accaduto nel 2025, l’ottimismo di inizio anno si è scontrato con una serie di shock imprevisti: il crollo dei titoli software legato all’intelligenza artificiale, lo stress da rimborso nel credito privato e l’impennata del prezzo del petrolio innescata dal conflitto in Iran. Tre elementi che, in rapida successione, hanno di nuovo congelato i mercati e rimandato la tanto attesa ripresa.

Questo è quello che emerge dall’aggiornamento del Global Private Equity Report 2026 di Bain & Company, presentato oggi. 

"Il mercato globale dei buyout stenta a decollare: dopo il picco raggiunto nell’ultima parte dello scorso anno, il valore dei deal è sceso a 173 miliardi di dollari nel primo trimestre di quest’anno, con una stima di soli 145 miliardi per questo trimestre — il livello più basso dal 2023. Anche il numero di operazioni segue la stessa traiettoria discendente, attestandosi intorno a circa 700 deal nel Q2 2026. La situazione italiana rispecchia la dinamica globale: molta attività nella fascia media, assenza di grandi operazioni, e un mercato guidato dalla selettività più che dalla propensione al rischio”, commenta Sergio Iardella, Senior Partner e responsabile italiano Private Equity di Bain & Company.

Investimenti frenati, ma in modo disomogeneo

L’attività di investimento in buyout ha subito una battuta d’arresto generalizzata, ma registrando dinamiche differenti tra i vari settori. La tecnologia si trova in una posizione intermedia: l’incertezza sulla valutazione delle aziende ha fatto crollare il valore dei deal tech del 70% tra il quarto trimestre 2025 e il primo trimestre 2026. Il panico sul comparto SaaS (Software as a Service), con una contrazione a febbraio di quasi il 30% nelle valutazioni sui mercati del software, ha seminato dubbi su asset che fino a poco prima sembravano intoccabili.

Questo trend”, prosegue Iardella, “riflette la profonda incertezza generata dall'accelerazione dell'intelligenza artificiale, che sta rimettendo in discussione i modelli di valutazione e i fondamentali di molte aziende tecnologiche, rendendo gli investitori di private equity particolarmente cauti nell'impegnare capitali in un settore in rapida trasformazione”.

Le valutazioni del software nei portafogli di private equity sono scese di circa l’8% nel primo trimestre, con una correzione più contenuta in Europa (-4,2%) rispetto agli Stati Uniti (-8,9%). Nel frattempo, molti operatori stanno riorientando capitale e risorse verso business con componenti fisiche o ad alta intensità di lavoro, considerati meno vulnerabili all’automazione e meno esposti alla volatilità geopolitica.

Exit e liquidità: il ciclo del capitale si allunga a sette anni

Il nodo della liquidità rimane irrisolto. Le distribuzioni ai Limited Partner si mantengono su livelli contenuti da quattro anni consecutivi, mentre il ciclo medio del capitale si è allungato a sette anni — superiore alle medie storiche — riflettendo un mercato delle exit più selettivo e un contesto macroeconomico mutato.

Le operazioni di vendita continuano a concludersi positivamente nella grande maggioranza dei casi (oltre il 75% degli asset viene ceduto sopra l'ultimo mark trimestrale), a conferma della tenuta del settore. Al tempo stesso, gli asset di fascia intermedia richiedono oggi tempi e strutture più elaborate, e gli LP esercitano una due diligence più rigorosa anche sui continuation vehicle.

Gli asset buyout acquisiti nel 2021 o prima hanno attraversato un ciclo straordinariamente complesso — inflazione, rialzo dei tassi, turbolenze commerciali e accelerazione dell'AI — che ha reso le valutazioni di portafoglio più difficili da leggere e comunicare. Il settore è ora chiamato ad adattare modelli e aspettative a un nuovo equilibrio.

Raccolta fondi ancora debole

La raccolta fondi è tipicamente l’ultimo ingranaggio del ciclo del capitale a ripartire: sono necessari 12-18 mesi di exit e distribuzioni sostenute prima che si registri un incremento significativo nelle nuove allocazioni. Nonostante nel primo semestre 2026 si siano concluse operazioni di rilievo, la raccolta complessiva rimane debole”, prosegue.

Sul fronte degli investitori, un LP su cinque sta riducendo l'esposizione al buyout — per effetto di ribilanciamenti di portafoglio, pressioni sulla liquidità o aspettative di rendimento a lungo termine più conservative. Il potere negoziale si sposta progressivamente a favore degli LP, che richiedono condizioni sempre più vantaggiose — su commissioni e diritti di co-investimento — per confermare i propri impegni.

Chi agisce non perderà terreno

In un mercato che continua a rimandare la ripresa, i general partner non possono permettersi di aspettare condizioni ideali. Devono agire su ciò che controllano. Le regole del gioco sono cambiate strutturalmente: oggi un investimento richiede una crescita dell'EBITDA del 12% — non più del 5% — per generare ritorni competitivi, e questo significa che la creazione di valore operativo è diventata non negoziabile. L'intelligenza artificiale non è un'opzione da valutare a tempo debito: è già il principale campo di battaglia per la competitività delle aziende in portafoglio, e i GP che non la mettono al centro della propria strategia stanno già perdendo terreno. Ma attenzione: la tentazione di inseguire i deal in difficoltà disperde risorse preziose. È necessario concentrarsi sugli asset con il maggiore potenziale, aggiornare il piano di creazione di valore quando le condizioni cambiano, e avere il coraggio di fare scelte selettive. Chi saprà controllare queste variabili oggi sarà nella posizione migliore per guidare il mercato quando la nebbia si diraderà”, conclude Iardella.

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Contatti per i media Bain & Company:

Orsola Randi 

Email: orsola.randi@bain.com | Tel: +39 339 327 3672

A proposito di Bain & Company

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